Da visitare
SAN NICOLA DI BARI : L'interno della chiesa e la parte superiore della facciata rappresentano un rifacimento barocco seguito, quasi certamente, ai danni provocati dal terremoto del 1706. Tuttavia anche la parte più antica della stessa facciata, quella inferiore, potrebbe rappresentare l'esito di un altro "restauro" forse conseguenza di un altro evento sismico (1456?) o delle distruzioni di Braccio da Montone nel 1423. Questo spigherebbe lo scarto che si avverte tra la parte inferiore del portale - gli stipiti con le colonne addossate, dai fusti o bastoni spezzati o avvolti a spirale e dai capitelli a forti intagli- ed il fitto e basso modellato dei fogliami della lunetta e del tralcio che, sulla cornice, serpeggia tra le foglie di vite e grappoli. All'interno vi si conservano alcune importanti sculture che vengono attribuite a GIOVANNI ANTONIO SANTARELLI che qui ebbe i natali. Ha una cripta piuttosto importante anche dal punto di vista architettonico.
CHIESA DELLA SANTISSIMA ANNUNZIATA, piccola Cappella ad una sola navata adiacente al Convento delle Clarisse.
SAN PANCRAZIO, stile romanico ad una sola navata, probabilmente cappella privata del palazzo adiacente di proprietà della famiglia Pardi, poi concessa ad uso popolare. La facciata rustica denuncia i rifacimenti seguiti al terremoto del 1706. Ricco è, per contrasto, l'apparato barocco dell'interno, dove spicca l'altare maggiore il cui dossale presenta una tela raffigurante la Madonna del Carmine e San Simone Stock, fiancheggiate dalla statue in gesso di Davide e Salomone.
CHIESA DEL VOLTO SANTO Eretta dai frati Minori Cappuccini tra il 1617 e il 1638, è stata più volte rimaneggiata fino ad avere l'attuale forma. Vi si conserva un antico velo, identificato con quello della Veronica, offerto al Nazareno sulla via del Calvario e che porta impresso il volto sofferente del Cristo.
La leggenda popolare vuole che essa fosse stata consegnata da un pellegrino, al dottore Giacomantonio Leonelli, il quale era seduto a riposare su un sasso posto davanti alla Chiesa di San Nicola. Pare che il pellegrino conducesse il dottore in chiesa e gli consegnasse questo prezioso velo e che dopo scomparisse senza lasciare traccia. Secondo studi più recenti si tratterebbe dello stesso originale, di cui Dante parla nel XXXI Canto del 'Paradiso', scomparso 400 anni fa da San Pietro in Roma; secondo altri si tratterebbe dell'effigie già descritta dall'Anonimo Piacentino e già vista in Terra Santa. Il velo venduto poi dagli eredi del dottore al Dottor Antonio De Fabritiis fu sistemato da Fra' Remigio da Rapino in una teca di vetro con cornice lignea, fu donato al nuovo convento nel 1638. Più tardi, nel 1686, la Sacra immagine ebbe un altare nella piccola Chiesa di San Michele Arcangelo, attorno alla quale andò sviluppandosi nei secoli successivi il santuario.
L'interesse che si è andato sviluppando nel corso del tempo è stato sempre più consistente, fino al 2006, anno in cui SUA SANTITA' BENEDETTO XVI ha onorato il santuario di una sua visita, richiamando una gran folla di fedeli e innalzando il santuario all'onore di Basilica Minore.
La storia di questo Santuario (da settembre 2006 Basilica inferiore) è ricca di leggende e di miracoli.
Una delle leggende popolari narra che una notte alcuni ladri entrati nella Chiesa avessero rubato la teca che conserva la preziosa tela; essi però non riuscirono a scappare perché, pur correndo, si ritrovavano sempre nello stesso posto. Così alla fine scoraggiati avevano rimesso tutto a posto ed erano fuggiti.
Il Paese è da visitare sia per la struttura da borgo medievale , ma anche per la sua posizione geografica che le consente di trovarsi a metà strada tra i monti e il mare in una natura ancora incontaminata.
Scendendo lungo la strada Statale n° 539, proseguendo sulla Tiburtina Valeria in direzione Pescara, ci si immette nel Centro di Manoppello Scalo, risalendo verso le colline si raggiunge :
BADIA DI SANTA MARIA ARABONA, costruita intorno al 1200, Diverse sono le interpretazioni circa l'origine del nome "Arabona" o "Orbona". Fra le più accreditate c'è quella secondo cui nel luogo ove sorge l'Abbazia, poteva trovarsi un'ara dedicata ad una Dea adorata dai Romani.
Il suo nome era Orbona ed era invocata dai genitori che non avevano figli o che desideravano averne degli altri.
C'è poi il culto della Dea Bona, divinità di origine greca, che potrebbe essere la stessa Demetra che spesso troviamo rappresentata con lo scettro in mano, simbolo del potere. La Bona Dea era festeggiata il primo di maggio e le celebrazioni prevedevano sacrifici di scrofe ed altri animali. Si danzava a si beveva molto vino in quanto si credeva che la Dea usasse ubriacarsi. E' certo che la Dea Bona fosse adorata in terra d'Abruzzo. Piana del Legname: E' la parte più alta del territorio, natura incontaminata, da qui è possibile, nelle giornate nitide, scoprire tutta la valle fino al mare.
La Chiesa di Valle Bona, dove si arriva facilmente in macchina, immersa nel verde dove si può godere di natura e cultura nello stesso .

